Si è svolta quest’oggi, 22 aprile, presso la Parrocchia San Nicola di Bari a San Polo dei Cavalieri, la Santa Messa Celebrata in memoria di Papa Francesco. All’appuntamento presenti Autorità Civili e Militari, tutte le associazioni presenti sul territorio e tantissimi fedeli e cittadini, che hanno voluto rendere omaggio al Pontefice, deceduto nella mattinata di ieri, lunedì 21 aprile. Particolarmente toccante l’Omelia di Don Gaetano Maria Saccà, parroco di San Polo dei Cavalieri, che riportiamo integralmente.
È morto Papa Francesco: il pontefice aveva 88 anni
L’Omelia di Don Gaetano
“Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, Autorità Civili, Militari e Associazioni presenti, oggi ci riuniamo per onorare e ricordare un grande uomo di fede, un pastore che ha guidato la nostra Chiesa con amore e dedizione: Papa Francesco. La sua morte segna una pagina triste nella storia della Chiesa, ma anche un momento di riflessione profonda sul suo straordinario pontificato. Ricordiamo quel primo “Buonasera” che ha risuonato nel cuore di tutti noi quando si affacciò dalla loggia di San Pietro, portando con sé un messaggio di semplicità e umiltà.
Oggi fanno eco le parole della grande Santa d’Avila Teresa: “l’umiltà e quel terreno sul quale nascono e crescono le virtù”. Un uomo innamorato dello sport, con la tessera del San Lorenzo in Argentina, ha saputo mostrare come la gioia e la passione possano essere parte integrante della vita cristiana. Papa Francesco è stato, in modo particolare, il Papa dell’ecologia. La scelta del suo nome, Francesco, è stata una chiara testimonianza del suo impegno per la creazione. Ha richiamato il mondo intero a rispettare e proteggere il nostro pianeta, un dono prezioso che dobbiamo custodire con responsabilità.





Papa Francesco è stato particolarmente noto per le sue aperture riguardanti l’Eucarestia per i divorziati risposati. Ha fatto un passo avanti rispetto alla precedente posizione della Chiesa, consentendo in determinate circostanze l’accesso all’Eucarestia, anche se non era una modifica dogmatica, ma piuttosto una più ampia interpretazione della dottrina. Ha permesso alle donne e in particolare ad una suora di diventare capo di dicastero cioè Prefetta, cosa che prima di lui non era mai stato possibile. Il Papa che ha incarnato il documento Conciliare della “Gaudiu et Spes”, la Costituzione Dogmatica sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.
Ha sposato la causa degli emigranti, ribadendo al mondo che i veri emigranti siamo noi. È stato il Papa della grande profezia davanti ai nostri occhi, “la terza guerra mondiale combattuta a pezzi”. Ma sopra ogni cosa, il Santo Padre sarà ricordato come il Papa dei poveri, degli ultimi, degli emarginati e dei diseredati. Ci ha insegnato che i poveri sono i migliori amici di Dio, e chi si fa amico dei poveri si avvicina al cuore stesso del Signore. Ha sempre voluto una Chiesa povera, non solo nei beni materiali, ma anche nelle “ambizioni”, dentro e fuori della Chiesa, invitandoci a scegliere “l’ultimo posto”, come ci ricorda il Vangelo.
In un pontificato di circa dodici anni, ha cercato di costruire ponti di umanità tra le nazioni, promuovendo il dialogo interreligioso e la pace. Ha affrontato con coraggio le piaghe della nostra società, come la questione della pedofilia nella Chiesa, e fuori di essa, riformando anche il Codice Diritto Canonico e portando avanti una teologia sempre più viva e vera e della liberazione. L’immagine della Chiesa come un “ospedale da campo”, dove ogni ferita trova cura e accoglienza, è una delle più belle eredità che ci ha lasciato. Oggi il mondo è ferito, e le ferite, visibili e invisibili, necessitano del nostro soccorso, della nostra amicizia e del nostro farci carico dei disagi gli uni degli altri e infine del nostro amore.
Papa Francesco ha sempre avuto un occhio attento ai giovani, vedendo in loro il futuro della Chiesa e della società. Ci ha avvertito del “fumo di satana” che può infiltrarsi nel nostro cammino di fede, invitandoci a combattere il maligno con determinazione e coraggio. Con il diavolo non si dialoga. In certi momenti non è stato solo il Papa di “Fratello Sole e Sorella Luna”, ma il Papa di “Fratello solo”, solo a combattere le ideologie, solo a combattere le dure battaglie, solo a piangere, in attesa della sua Pasqua. La sua sofferenza finale lo ha purificato e preparato all’incontro con il Risorto.
È significativo che Dio lo abbia chiamato a sé nel giorno del Lunedì dell’Angelo, quasi a confermare la preghiera che accompagna ogni credente nel passaggio da questa vita all’eternità: in paradiso ti accompagnino gli angeli, al tuo arrivo ti accolgono i martiri e ti conducano con Abramo in Paradiso…
Santo Padre, oggi ci guardi dalla finestra del cielo, quella finestra che il tuo venerato predecessore ebbe a dire nel rito delle esequie del santo Padre Giovanni Paolo II. Oggi tu guardi noi, guardi, me sacerdote. Non so se sono riuscito a impregnare la mia vita di quell’odore delle pecore come tu ci hai esortato all’inizio del tuo pontificato, in quel Giovedì Santo del 28 marzo del 2013, quando hai detto: «Questo vi chiedo: di essere pastori con “l’odore delle pecore”, pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini», ma ti assicuro che ci ho provato con fatica e impegno ogni giorno. Addio, Santo Padre, un giorno ci rincontreremo vicini o lontani chissà. “Sit tibi terra levis”, La Madre Terra che ti accoglie nel suo seno ti sia lieve”.
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