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Roma – Attesa per il Conclave, chi sarà il nuovo Papa? L’intervista a Don Gaetano Maria Saccà

Comincerà mercoledì 7 maggio il Conclave, presieduto dal Cardinale Pietro Parolin, che eleggerà il successore di Papa Francesco. Dopo la celebrazione dei funerali, si è aperta infatti la seconda fase della lunga liturgia che porterà nelle prossime settimane all’elezione del nuovo Pontefice. Tutti i Cardinali elettori si riuniranno all’interno della Cappella Sistina per l’importante evento. Tanta la curiosità tra i fedeli di sapere chi sarà il nuovo futuro Papa, così come tanti sono i nomi circolati nelle scorse ore. Ne abbiamo parlato con Don Gaetano Maria Saccà, per 27 anni parroco di Jenne e dal 2021 parroco di San Polo dei Cavalieri.

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Don Gaetano, come vorrebbe che fosse il nuovo Papa?
Penso di essere la persona meno indicata a rispondere a questa domanda. Innanzitutto per la sua complessità e per la responsabilità che ne comporta, ma credo che quando complessità e responsabilità si fondono, non possono che dar vita a quella che chiamiamo “Chiesa di Cristo in terra”. Tuttavia, posso cercare di dire qualcosa e immaginare la figura del futuro Papa, che non è semplice, ma è un esercizio fondamentale per riflettere su quale “Scanno” nel coro è stato chiamato ad occupare, e a quale Armonia dovrà rispondere. Il compianto Santo Padre Francesco ha tracciato un percorso che, spero, il suo successore continuerà, incarnando i valori di Cristo e della Sua Sposa la Chiesa. Un Pastore per il Gregge non deve essere visto come un grande manager della Chiesa Universale, ma come un uomo umile, chiamato da Cristo a guidare il Suo gregge, con semplicità, umiltà e bontà d’animo.

Cosa si aspetta dal nuovo Papa?
Essere pastori è una missione complessa, che richiede una costante relazione con Cristo nello Spirito. La vita del pastore deve riflettere le parole del Vangelo, attingendo dal grande tesoro che la Chiesa ha custodito nel corso dei secoli. Proprio come fece lo “Scriba Dotto” che prese cose vecchie e nuove dal tesoro. Credo che di Carità come fondamento umano deve essere pervaso il futuro Papa. Proprio perché esso stesso presiede nella “carità”, come ci ricorda Sant’Ignazio d’Antiochia e la Lumen Gentium. Questo implica una Chiesa aperta ai poveri, consapevole che la fame nel mondo non non è né uno slogan, né un’utopia.

Lontano da Cristo, vero Pane Eucaristico, l’uomo continerà ad avere fame e sete di giustizia. Non sentirà il grido del povero… non ascolterà la voce di Dio. È essenziale che il nuovo Papa alzi la voce contro le ingiustizie, continuando l’opera di Dio nel mondo. Credo che tutti noi non abbiamo ancora compreso che i “poveri” sono il nostro lascia passare per il Regno dei Cieli. Il famoso “discorso della montagna” rimane attuale: i poveri sono i migliori amici di Dio. Solo un Papa che conosce la “vita dei poveri” può affrontare il tema della fame, della povertà e delle ingiustizie che affliggono l’umanità. Francesco, amato e odiato, tirato ora a destra ora a sinistra, ha cercato di radicare questi valori nel cuore di tutti noi.

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Don Gaetano Maria Saccà, parroco di San Polo dei Cavalieri

Chi sarà il nuovo primario in terra dell'”Ospedale da Campo” di Francesco?
Oggi, la Chiesa è diventata un “ospedale da campo”, e noi preti dobbiamo essere pronti a curare i feriti, partendo da noi stessi, tante volte ammalati di amori disordinati e problematiche mai risolte. Forse per questo il Signore continua a chiamare. Siamo consapevoli che la guerra continua a produrre fame e ingiustizia. Un Papa impregnato dell’odore delle pecore, cioè del popolo, è essenziale perché quell’odore deve essere solo di Spirito Santo. Solo così, come un buon padre, può invitare tutti a condividere questa “puzza” e a dare la precedenza a cercare prima il Regno di Dio, sapendo che le cose del mondo ci saranno date come caparra in più.

Sarà certamente un Papa che verrà fuori dal grande Giubileo della “Speranza”. Quindi ripulito e forgiato a nuovo. Con profumo del mondo che sale a Dio, che ami la Chiesa sopra ogni cosa sapendo che in essa è Sposa e Madre. Affinché rafforzando il sacerdozio che ci è stato donato da Cristo per mezzo dei Vescovi, dobbiamo lavorare insieme per un mondo che sappia di trascendenza e amore, perché solo “un uomo di Dio” può comprendere e desiderare ciò che Dio vuole per noi. In conclusione, spero che il futuro Papa sia un faro di speranza, un pastore che non solo ci guidi, ma che si faccia carico delle sofferenze del suo gregge, promuovendo una Chiesa che sia realmente un luogo di accoglienza e giustizia, che tutti negli “Scanni” della vita trovino il loro posto ,la giusta collocazione non sia mai più “provvisoria”.

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