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Manovra, Giorgetti: “No austerità ma prudenza, debito troppo alto”

(Adnkronos) – Non è austerità ma “prudenza”, per la mole del debito pubblico. Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in Aula al Senato sulla manovra. E della prudenza di bilancio del governo, sottolinea quindi il ministro con una punta di sarcasmo rivolta all’opposizione, “ne beneficeranno i governi a venire, spero non i vostri, per i prossimi dieci anni e i giovani”.  

Si avanza “l’accusa al governo – dice Giorgetti – di attuare una politica di austerità che io traduco in termini di prudenza: con il livello di debito pubblico che ha questo paese” dove “il governo deve emettere 400 miliardi di debito pubblico, con il fatto che il nostro bilancio è gravato di 90 miliardi di interessi sul debito, io non posso continuare a ragionare come si ragionava 4-5 anni fa, in cui i tassi di interesse erano zero o negativi e il debito in qualche modo costava molto poco, oppure quando la Banca centrale europea faceva una politica monetaria espansiva e quindi gli stati potevano emettere debito che la banca centrale avrebbe comprato”. Invece “tutto questo mondo è finito”. E quindi “la politica prudente del governo si è messo per contenere, per quanto possibile, miracolosamente contenere il livello dello spread”, afferma. 

Quindi il passaggio sull’oro di Bankitalia – “è chiaramente del popolo italiano”, dice – e sul nuovo balzello sui pacchi: “Sulla tassa sui pacchi – spiega il ministro in Aula – ho visto un cambiamento rivoluzionario in Europa perché l’overcapacity di certi paesi” extra Ue “avrebbe distrutto la rete Ue del commercio al dettaglio che rende vive le nostre città”. 

“Non è una misura fiscale ma è una politica che io rivendico perché sono tra quelli che l’ha proposta”, dice, osservando che “per gli acquisti c’è e-commerce ma ci sono anche i negozi costretti a chiudere per pratiche unfair” di paesi extra Ue. “Questa misura – continua – è volta a contrastare la concorrenza sleale dei produttori asiatici che stanno distruggendo la produzione e il commercio in Europa. Di questo è consapevole non solo l’Italia ma intera comunità europea perché in un anno 27 paesi hanno deciso di adottare questa misura. Non so se permetterà di salvare il commercio e la produzione europei, ma bisogna ragionare seriamente su misure di contrasto alla concorrenza sleale o in cinque anni la manifattura in Europa non sopravvivrà. Non sono baggianate”, continua rispondendo al senatore M5S Bruno Marton che aveva definito “baggianate” le misure sulla tassazione dei pacchi extra-Ue. 

E ancora. La scelta sulla previdenza complementare “nel lungo termine farà del gran bene a questo paese, soprattutto per i giovani e anche questo io lo rivendico”. “La riforma della previdenza complementare – dice – che coraggiosamente noi abbiamo affrontato credo sia un tema ineludibile, anzi credo che sia uno dei passaggi questo sì che rimarrà nella storia perché è inutile girarci intorno: senza il secondo pilastro le pensioni del lontano futuro non saranno assolutamente in grado di garantire delle pensioni dignitose”.  

“Noi – continua quindi il ministro – abbiamo concentrato tutti gli sforzi sui redditi dei lavoratori dipendenti”. “Prima fino a 30.000 euro, poi 40.000 euro, poi 50.000 euro – sottolinea – perché erano quelli in qualche modo vessati che pagavano tutte le tasse e quindi dovevano meritare il primo intervento. Quei dipendenti, soprattutto con famiglia e figli a carico, sono quelli che hanno avuto maggiore attenzione da questo governo e che infatti hanno recuperato il fiscal drag”. 

“Una delle critiche rivolte a questo Governo è che avremmo allentato, saremmo diventati più laschi nella fase del controllo e dell’accertamento fiscale: no”, dice ancora Giorgetti, che aggiunge: “Abbiamo avuto coraggio, siamo andati a fare accertamenti milionari, miliardari ai giganti del web”. 

“I Parlamenti – continua nelle repliche – sono nati per approvare i bilanci e le democrazie parlamentari in alcuni grandi democrazie europee in questo momento non sono in grado di approvare il bilancio e anche l’iter di approvazione nel Parlamento italiano – ve lo dice uno che ne ha visti tanti – è andato via via perdendo la centralità, la dimensione che dovrebbe essere propria, con di fatto un monocameralismo che constatiamo da diversi anni”. “Questo – aggiunge – dovrebbe interrogare tutti noi su come le democrazie parlamentari dovrebbero aggiornarsi per essere al passo coi tempi e mantenere le prerogative per cui sono nate”. 

“Questa manovra non credo che passerà alla storia, nessuno ha questo tipo di ambizione” ma “sulla Sanità c’è un aumento delle risorse di 6 miliardi, mai visto in tempi recenti”, ha continuato Giorgetti, ribadendo: questa manovra “non so se passerà alla storia, so soltanto che grazie a questo tipo di politica l’Italia si presenta a testa alta in Europa e nel mondo e tutto questo lo rivendico”, la conclusione del ministro. 

 

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