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Cinque Paesi sudamericani e Spagna: “No a controllo esterno del Venezuela”

(Adnkronos) – Cinque Paesi dell’America Latina e la Spagna hanno messo in guardia contro ogni tentativo esterno di assumere il “controllo” del Venezuela, reagendo ai commenti con cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha suggerito che Washington “gestirà” il Paese e avrà accesso al suo petrolio. Brasile, Cile, Colombia, Messico, Uruguay e Spagna hanno espresso in una dichiarazione congiunta il loro “rifiuto” per l’operazione con cui le forze Usa hanno catturato il leader venezuelano Nicolas Maduro, esprimendo la propria preoccupazione “per qualsiasi tentativo di controllo o amministrazione governativa o appropriazione esterna di risorse naturali o strategiche”. 

Ribadendo il proprio sostegno ai principi consacrati nella Carta dell’Onu, i sei firmatari rigettano le “azioni militari eseguite unilateralmente nel territorio del Venezuela”, che “contravvengono ai principi fondamentali del diritto internazionale”, specie per quanto riguarda il divieto dell’uso e della minaccia della forza, il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati. Le azioni Usa, recita il comunicato, costituiscono “un precedente estremamente pericoloso per la pace e la sicurezza regionale e mettono a rischio la popolazione civile”. 

Parimenti, le mire Usa sulle risorse venezuelane risultano “incompatibili con il diritto internazionale e minaccia la stabilità politica, economica e sociale della regione”, sottolinea il documento. La situazione in Venezuela “deve risolversi esclusivamente per vie pacifiche, mediante il dialogo, la negoziazione e il rispetto della volontà del popolo venezuelano in tutte le sue espressioni, senza ingerenze esterne e in conformità al diritto internazionale”, proseguono i sei Paesi, evidenziando che solo un processo politico inclusivo guidato dai venezuelani può “condurre a una soluzione democratica, sostenibile e rispettosa della dignità umana”. 

I firmatari riaffermano anche “il carattere dell’America Latina e dei Caraibi come zona di pace, costruita sul rispetto reciproco, la soluzione pacifica delle controversie e il non intervento”, e lanciano un appello all’unità regionale, “al di là delle differenze politiche, di fronte a qualsiasi azione che metta a rischio la stabilità regionale”, esortando il segretario generale dell’Onu e i meccanismi multilaterali competenti a contribuire alla de-escalation delle tensioni e alla preservazione della pace regionale. 

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