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Inchiesta su Garante della Privacy, parlano i dipendenti: “Gestione abbastanza disinvolta”

(Adnkronos) – Il Garante della Privacy Pasquale Stanzione e l’intero collegio sono al centro di una bufera giudiziaria. Risultano indagati per corruzione e peculato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma. Ecco quello che è emerso da alcune testimonianze, anonime “per ragioni di tutela”, riportate nel decreto di perquisizione, eseguito ieri dalla Guardia di Finanza. “Sebbene non si conoscessero le spese del Garante nel dettaglio, vi era comunque la sensazione diffusa di una gestione abbastanza disinvolta, anche derivante dalle informazioni di cui noi interni eravamo a conoscenza, come quella relativa al cospicuo numero di persone che generalmente vanno in missione all’estero per accompagnare i membri del Collegio, talvolta una decina tra interessati e accompagnatori, come nel caso del Giappone”, un “viaggio molto chiacchierato”, evidenziano, “tanto da essere stata diffusa la cifra totale di spesa” pari a “si dice circa 70mila euro”.  

Uno dei testi, sentito lo scorso novembre, ha riferito che “a seguito delle vicende connesse all’indagine giornalistica di Report, si è generato un certo clima di apprensione. Tale clima di tensione era dovuto, da un lato, alla convinzione che il disvelamento dei documenti avrebbe certamente comportato un danno di immagine per la società”. Un altro testimone sostiene di aver “notato la presenza di viaggi ferroviari in classe Executive, non credo spettanti, l’utilizzo di Ncc nonché di fatture emesse nel medesimo giorno da più strutture ricettive (…). So per certo – si legge – che anche le spese dei componenti, non residenti a Roma, effettuate nella città di residenza del tipo itinerario taxi – casa – stazione o aeroporto è stata fatta rientrare tra le spese sostenute per motivi di servizio”. 

 

Presenteranno ricorso al tribunale del Riesame alcuni difensori dei componenti del collegio del Garante della privacy, indagati per corruzione e peculato nell’inchiesta della procura di Roma che ha portato ieri all’esecuzione di un decreto di perquisizione e sequestro. Le difese chiederanno il dissequestro del materiale, acquisito dalla Gdf, tra cui “telefoni mobili, personal computer, devices, pen drive, documenti cartacei nel possesso o in uso a tutti gli indagati” come si legge nel decreto.  

Il procedimento è nato in seguito ad alcuni servizi di Report su spese e procedure di sanzioni risultate opache. Tra le “utilità” contestate dalla procura di Roma agli indagati ci sono alcune tessere ‘Volare’, classe executive, del valore di 6mila euro ciascuna. Sotto la lente dei pm capitolini, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, anche l’utilizzo “improprio dell’autovettura di servizio” e i costi di rappresentanza e gestione che “avrebbero registrato un incremento significativo a partire dal 2022, raggiungendo nel 2024 circa 400.000 euro annui, a fronte dell’innalzamento del tetto di spesa autorizzato dal Collegio nel 2020 da 3.500 euro a 5.000 euro”. 

cronaca

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