Le distorsioni della caviglia sono tra gli infortuni più frequenti: migliaia di casi ogni giorno, non solo tra gli sportivi, ma anche tra chi semplicemente cammina sui marciapiedi irregolari delle nostre città. Cosa si nasconde dietro questo fenomeno? E soprattutto: come si possono davvero prevenire?
Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato il prof. Francesco Manti, Osteopata, Docente e Presidente dell’ Accademia di Medicina Osteopatica Alessandro IV, Presidente dell’A.N.P.O. – Associazione Nazionale Professionisti Osteopati e direttore dell’Istituto di Ricerca Clinica Osteopatica (I.R.C.O.), centro di riferimento per lo studio della biomeccanica e della stabilità posturale in ambito osteopatico.
“Un’articolazione non è mai sola: l’instabilità nasce dal sistema, non dal punto”
Secondo il professor Manti, la chiave per comprendere il fenomeno delle distorsioni sta nella relazione tra i segmenti dell’arto inferiore: «La gente pensa che la distorsione sia un problema della caviglia. In realtà – spiega – è l’intero arto inferiore che deve essere valutato. L’articolazione che cede è solo l’ultimo anello di una catena che si è organizzata in modo inefficiente.»
E prosegue: «Non conta solo la forza muscolare o la mobilità. Contano la coordinazione, la capacità di risposta e la qualità dell’appoggio. Una persona può sembrare stabile, ma adottare strategie posturali inefficienti che la espongono continuamente al rischio di infortuni.»
Il movimento: un’armonia che nasconde micromovimenti fondamentali
Per l’Osteopata, ciò che osserviamo a occhio nudo durante la camminata o la corsa è solo la parte più visibile del movimento. «Ogni passo – spiega Manti – è composto da decine di aggiustamenti che non percepiamo. Quando uno di questi meccanismi si altera, la persona continua a muoversi, ma con una stabilità ridotta. È proprio in quel momento che la distorsione è dietro l’angolo.»
Post-distorsione: “Non basta il ghiaccio. Bisogna rieducare l’intero arto”
La rieducazione, secondo Manti, non può essere parziale: «Non è sufficiente far sparire il dolore o rinforzare due muscoli. Bisogna riorganizzare l’arto nel suo complesso: piede, caviglia, ginocchio, anca e bacino. Solo così si evita davvero la recidiva.»
Un principio che riflette il cuore dell’approccio osteopatico: il corpo funziona come un sistema integrato, non come una somma di parti separate.
La triade che fa la differenza: equilibrio, stabilità, organizzazione
Al centro della prevenzione, ricorda Manti, c’è una triade semplice ma spesso trascurata: equilibrio, stabilità e organizzazione strutturale. «Se uno di questi tre elementi è carente – sottolinea – il corpo adotta strategie alternative, magari sufficienti nell’immediato, ma rischiose nel lungo periodo. L’efficacia del movimento dipende dall’armonia di questa triade.»
La ricerca dell’I.R.C.O.: osteopatia, biomeccanica e neuroscienze insieme
Sotto la guida del professor Manti, l’I.R.C.O. sta sviluppando progetti innovativi che uniscono biomeccanica, neuroscienze e osteopatia. «Stiamo lavorando – racconta – per trasformare ciò che l’osteopata percepisce con le mani in dati oggettivi. Questo ci permette di costruire basi scientifiche sempre più solide per la pratica osteopatica.»
Il messaggio ai lettori: “Ascoltate i segnali prima del dolore”
Il professor Manti conclude con un invito alla consapevolezza corporea: «Non ignorate quella sensazione di appoggio incerto o di caviglia ‘che balla’. Il corpo parla molto prima di far male. Intervenire in anticipo significa muoversi meglio, prevenire gli infortuni e migliorare la qualità di vita.»
Vuoi un consulto con il prof. Manti o con un membro del team?
Puoi recarti presso la sede I.R.C.O. di Tivoli/Castel Madama (RM) – Via Empolitana km 2,600 ed in Via Roma, 8 – San Polo dei Cavalieri (presso il CE.pas – Centro Prevenzione e Assistenza alla Salute)
Per info e prenotazioni
+39 0774. 411215 – 614501 oppure in un messaggio WhatsApp al 342.699.3516
Leave a comment