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Tivoli – Capitale della Cultura, dalla cancellazione dei fondi dal DUP ai silenzi del Comune: l’intervista a Picarazzi


Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato del ritiro dal progetto per Tivoli Capitale della Cultura, dell’Associazione Tivoli Città della Cultura (Tivoli – Naufraga il progetto Capitale della Cultura: “L’Amministrazione disinteressata, l’associazione si scioglie”), e della risposta della maggioranza con il comunicato di FDI Tivoli (Tivoli – Progetto Capitale della Cultura, FDI: “Non è naufragato, abbiamo chiara la linea da percorrere”).

Oggi continuiamo a parlarne, con Antonio Picarazzi, presidente dell’Associazione Tivoli Città della Cultura, il quale ci spiega le motivazioni che hanno portato al ritiro dal progetto della stessa associazione. Dopo cinque anni di lavoro gratuito, incontri istituzionali e progettazione condivisa sul territorio, l’associazione ha preso atto – carte alla mano – dell’assenza di qualsiasi iter amministrativo concreto da parte del Comune. Dalla cancellazione dei fondi dal DUP, al silenzio sulle proposte inviate, fino alla mancanza di una strategia culturale complessiva: in questa intervista Picarazzi ricostruisce i passaggi che hanno portato alla rottura con l’amministrazione e replica alle dichiarazioni della maggioranza, che nega al contrario il fallimento del progetto. Una versione dei fatti netta, che chiama in causa direttamente la responsabilità politica e apre interrogativi sul futuro culturale della città.

Picarazzi, l’associazione ha annunciato il ritiro dal progetto: quando avete capito che non c’erano più le condizioni per continuare?

Vorrei chiarire un aspetto preliminare. L’Associazione non si è ritirata dal progetto, ma ha preso atto dell’assenza del progetto stesso, che avrebbe dovuto condurre alla candidatura di Tivoli a Capitale Italiana della Cultura 2029.

L’iter del bando, per come si è consolidato negli anni, prevede un percorso articolato e tempi certi: pubblicazione del bando (verosimilmente entro maggio 2026), invio della manifestazione di interesse (inizio luglio 2026), presentazione del dossier (fine settembre 2026), proclamazione (marzo 2027). Si tratta di scadenze che impongono un lavoro preparatorio anticipato e strutturato.

Ad oggi il bando non è ancora pubblicato, ma diverse città hanno già avviato da tempo il percorso progettuale. Il Comune di Tivoli, al contrario, non ha mai attivato alcuna fase di costruzione del progetto, né ha dato riscontro alle sollecitazioni dell’Associazione, che tra gennaio e febbraio 2025 ha trasmesso al Sindaco Marco Innocenzi una documentazione articolata per accelerare l’iter. Già nell’ottobre 2024 era stata inoltre inviata una prima bozza progettuale redatta da professionisti interni all’Associazione.

Si tratta di un lavoro costruito in oltre cinque anni, fatto di incontri, attività di sensibilizzazione e sviluppo progettuale, svolto interamente a titolo gratuito. Nel 2024 eravamo riusciti a far inserire nel DUP e nel bilancio di previsione triennale sia l’obiettivo strategico sia un primo stanziamento di 30.000 euro. Nel corso del 2025, tuttavia, tale obiettivo è stato cancellato unilateralmente, insieme al relativo capitolo di spesa, senza alcuna comunicazione all’Associazione, che ne ha preso atto solo attraverso la lettura degli atti.

A quel punto è apparso evidente che il Comune avesse rinunciato alla candidatura. Abbiamo quindi richiesto formalmente chiarimenti il 26 dicembre 2025 (protocollo del 29 dicembre), ricevendo risposta solo il 27 gennaio 2026 e a seguito di reiterate sollecitazioni. In quella comunicazione si rivendicava la priorità degli indirizzi politici, mentre l’intero lavoro dell’Associazione si era fondato su un’impostazione partecipativa, aperta ai portatori di interesse. Da lì la constatazione definitiva: non esistevano più le condizioni per proseguire.

Lo scioglimento è definitivo o esistono margini per una ricostituzione futura? 

Non esistono, allo stato, margini di recupero. Non intendiamo proseguire una collaborazione con un’Amministrazione che ha scelto di non dare seguito a un percorso costruito con serietà e continuità. Nei fatti, la candidatura al 2029 non è più praticabile e anche l’orizzonte del 2030 appare, a questo punto, difficilmente credibile, anche alla luce delle scadenze amministrative.

Accusate l’Amministrazione di disinteresse: in cosa si è manifestato concretamente? 

Si è manifestato in elementi oggettivi: un anno di silenzio a fronte di richieste di incontro e trasmissione di documentazione, la cancellazione dell’obiettivo strategico dal DUP e dal bilancio, l’assenza di qualsiasi confronto strutturato. A questo si aggiunge un episodio significativo: in un incontro del novembre 2024 il Sindaco aveva annunciato un presunto sostegno della Regione Lazio alla candidatura, da formalizzare in una pubblica assemblea che non è mai stata convocata.

Avete avuto interlocuzioni recenti con il sindaco o la giunta prima della decisione finale? 

L’ultima interlocuzione si è svolta il 12 febbraio 2026, alla presenza anche del Sindaco di Guidonia Montecelio, Mauro Lombardo. In quell’occasione abbiamo comunicato formalmente la nostra decisione, illustrandone le ragioni.

L’ultimo incontro (febbraio 2026) ha sancito la rottura: cosa vi è stato comunicato esattamente? 

In realtà siamo stati noi a comunicare la conclusione del percorso. L’Amministrazione ha manifestato l’intenzione di proseguire, ma senza una piena consapevolezza dei vincoli procedurali e delle tempistiche del bando. Per la scadenza del 2029, a quel punto, non esistevano più le condizioni operative per una candidatura credibile.

In cinque anni che tipo di progetto avevate costruito? A che punto era concretamente la candidatura? 

In cinque anni abbiamo costruito una rete territoriale ampia, coinvolgendo i Comuni di Tivoli, Guidonia Montecelio, San Gregorio da Sassola, Castel Madama, San Polo dei Cavalieri, Ciciliano, Poli e Casape, tutti formalmente aderenti attraverso deliberazioni.

Abbiamo lavorato con le Commissioni consiliari cultura, organizzato incontri pubblici sul territorio, attivato il confronto con associazioni e portatori di interesse, verificato disponibilità di partner privati.

Inoltre, ci siamo fatti carico di interloquire direttamente con i Sindaci di alcune realtà che avevano vinto il titolo negli anni precedenti. Questo, per anche per aprire un confronto serio con le best practice del settore e dare maggiore spessore al nostro impegno progettuale.

Sul piano tecnico erano stati predisposti: una logica progettuale basata su tavoli tematici, criteri pubblici di selezione dei partecipanti, una bozza di convenzione tra i Comuni, un’ipotesi di budget, un modello organizzativo e un percorso per la selezione dei consulenti. Era stata inoltre elaborata una prima proposta progettuale, presentata in tutte le sedi istituzionali e pubbliche. Tutto questo lavoro è stato svolto integralmente a titolo gratuito.

Il progetto è stato rinviato più volte (2026, 2027, 2029): cosa ha causato questi slittamenti? 

Gli slittamenti sono stati determinati principalmente da scelte e tempi dell’Amministrazione comunale.

Nella fase iniziale, con l’Amministrazione Proietti, si sono registrate difficoltà legate a una diversa impostazione politica. Successivamente, anche grazie al lavoro svolto in Consiglio comunale dal Consigliere Giovanni cavallo, all’epoca delegato del Sindaco proietti per tali tematiche, il progetto è stato formalmente riconosciuto e inserito negli strumenti di programmazione.

In prossimità della scadenza elettorale del 2024 si è deciso di rinviare al 2027, e successivamente, per garantire continuità istituzionale, al 2029. L’assenza di atti e di indirizzo da parte dell’attuale Amministrazione ha però determinato il definitivo arresto del percorso.

Dove si colloca la responsabilità principale: nelle amministrazioni passate o in quella attuale? 

L’Amministrazione precedente, pur con difficoltà iniziali, aveva infine assunto atti formali a sostegno del progetto. La responsabilità principale dell’interruzione del percorso è invece riconducibile all’attuale Amministrazione, che ha scelto di cancellare gli atti esistenti e di non proseguire il lavoro avviato. Il Sindaco Innocenzi ha la responsabilità principale.

Con questa scelta l’Amministrazione ha anche rinunciato a potenziali e cospicui finanziamenti pubblici e privati da investire sul nostro territorio.

FdI sostiene che il progetto “non è naufragato” e che esiste una linea chiara: come risponde? 

Gli atti amministrativi sono chiari: l’obiettivo è stato rimosso dal DUP e dal bilancio, e non esiste oggi alcun percorso formalmente attivo. Alcune iniziative richiamate nel dibattito pubblico — come ipotesi di riconoscimenti UNESCO o accordi formativi — non hanno attinenza con l’iter previsto dal bando ministeriale, che richiede un progetto territoriale integrato, con una chiara strategia culturale e di sviluppo.

Il regolamento premia esattamente questo: la capacità di costruire un progetto unitario, capace di individuare criticità e proporre soluzioni attraverso l’investimento culturale. Non è sufficiente la sommatoria di singole iniziative, né la sola presenza di siti UNESCO. 

A volte si ha l’impressione che la politica non abbia la competenza necessaria per affrontare determinati argomenti. E questo ne è l’esempio lampante.

Si legge anche che chi parla di fallimento “non ha parlato con l’amministrazione”: voi avete avuto dialogo diretto, cosa vi è stato detto? 

Il dialogo c’è stato ed è documentato, così come sono documentate le richieste di incontro e le comunicazioni formali inviate. Chi dice questo preferisce rifugiarsi nella propaganda. Noi siamo più concreti e preferiamo i fatti documentati e documentabili. La ricostruzione dei fatti è quindi verificabile negli atti.

L’amministrazione parla di risultati concreti (turismo, valorizzazione): perché secondo voi non bastano? 

Perché manca una visione strategica. Le singole, rare e carenti iniziative non sono inserite in una politica organica della cultura e del turismo. Da anni Tivoli non esprime una programmazione strutturata in questi ambiti. Non esiste una strategia integrata, né un disegno di sviluppo capace di valorizzare in modo sistemico le risorse del territorio.

Questo si riflette in criticità evidenti: difficoltà di accesso ai principali attrattori culturali, assenza di coordinamento tra centro storico e periferie, marginalità della risorsa termale, carenza di strutture ricettive adeguate.

Senza una visione complessiva, anche le iniziative puntuali rischiano di rimanere isolate e prive di impatto duraturo. L’assenza reiterata di un Assessore alla Cultura ne è la plastica dimostrazione. Questa scelta traduce una sottovalutazione oggettiva del problema e l’incapacità di strutturare un governo concreto delle dinamiche culturali nel nostro territorio.

Senza l’associazione, il progetto può avere ancora credibilità? 

Non è semplice dirlo. L’Associazione avrebbe garantito un contributo qualificato, costruito nel tempo, mettendo a disposizione competenze e lavoro in forma gratuita.

Sareste disponibili a riaprire il dialogo con l’amministrazione? 

Allo stato attuale non ci sono le condizioni.

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