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Guidonia – Randagismo. Progetto LAV, da gestione dell’emergenza a politica di prevenzione

Guidonia Montecelio compie un nuovo passo nella lotta al randagismo. La Giunta comunale ha approvato lo schema di convenzione con LAV – Lega Anti Vivisezione per l’avvio di un programma strutturato destinato soprattutto alle zone dove il fenomeno della presenza di cani vaganti risulta maggiormente significativo.

Il progetto prevede il censimento degli animali, l’identificazione tramite microchip, la valutazione sanitaria e comportamentale, la sterilizzazione e, nei casi ritenuti idonei dal Servizio veterinario, il rilascio controllato sul territorio. Un’attività che vede coinvolti il Comune di Guidonia Montecelio, LAV, la ASL Roma 5, il Comune di Tivoli, le associazioni e i volontari che da tempo operano sul territorio.

Ne parliamo con Laura Rossetti (nella foto), delegata del Sindaco di Guidonia Montecelio al Benessere degli animali e al randagismo.

Dottoressa Rossetti, come nasce l’adesione di Guidonia Montecelio al progetto promosso con LAV?

«Nasce dalla necessità di affrontare il randagismo con un metodo sempre più strutturato e soprattutto preventivo. Ci sono alcune aree del nostro territorio, in particolare quelle più periferiche e vicine al confine con Tivoli, nelle quali la presenza di cani liberi richiede un intervento coordinato. Il semplice recupero degli animali non può essere l’unica risposta. Occorre intervenire sulle cause del fenomeno, a partire dal controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione».

Qual è l’obiettivo principale del progetto?

«L’obiettivo è ridurre progressivamente il numero dei cani vaganti, tutelando contemporaneamente il loro benessere. La sterilizzazione rappresenta uno degli strumenti fondamentali per impedire che si formino nuove cucciolate e che il fenomeno continui ad alimentarsi. Accanto a questo ci saranno il censimento, l’identificazione degli animali e il loro monitoraggio nel tempo».

Come si svolgeranno concretamente gli interventi?

«Il percorso prevede innanzitutto l’individuazione e il censimento dei cani presenti nelle aree interessate. Gli animali saranno identificati, sottoposti a controllo sanitario e valutati anche dal punto di vista comportamentale. Si procederà quindi alla sterilizzazione. Soltanto nei casi in cui il Servizio veterinario riterrà possibile e sicuro farlo, il cane potrà essere reimmesso in maniera controllata nel territorio, dove continuerà comunque a essere seguito e accudito».

Quindi non si tratta semplicemente di catturare i randagi e portarli in canile?

«Esattamente. Vogliamo superare una gestione esclusivamente emergenziale del randagismo. Il ricovero in canile resta necessario in determinate situazioni, ma dobbiamo intervenire anche a monte. La sterilizzazione, il controllo degli animali presenti e la prevenzione degli abbandoni permettono di ridurre nel tempo il problema, con benefici sia per gli animali sia per la collettività».

Un ruolo importante sarà svolto dalla LAV. Che cosa rappresenta questa collaborazione per il Comune?

«La collaborazione con LAV rappresenta un’importante opportunità. Possiamo contare sull’esperienza di un’associazione nazionale che da molti anni si occupa di tutela animale e di contrasto al randagismo. Le attività preliminari previste dal progetto saranno svolte da LAV gratuitamente, con le relative spese sostenute dall’associazione. È un contributo importante che ci permette di avviare un percorso concreto sul territorio».

Nel progetto è coinvolto anche il Comune di Tivoli. Perché è importante lavorare insieme?

«Gli animali naturalmente non conoscono i confini amministrativi. Alcune delle zone interessate dal fenomeno si trovano proprio tra i territori di Guidonia Montecelio e Tivoli. Per questo sarebbe poco efficace intervenire separatamente. Il confronto con il Comune di Tivoli, con il Servizio veterinario della ASL Roma 5 e con la Regione è stato fondamentale per individuare una strategia condivisa».

Che ruolo avranno le associazioni animaliste e i volontari del territorio?

«Un ruolo prezioso. I volontari conoscono spesso molto bene gli animali presenti, le loro abitudini e le zone che frequentano. Il Comune avrà il compito di coordinare le diverse realtà coinvolte, cercando di creare una rete efficace tra istituzioni, associazioni e cittadini. Il contrasto al randagismo può funzionare davvero solo attraverso la collaborazione».

Il progetto riguarderà in particolare anche i cosiddetti “cani delle cave”?

«Le aree interessate dalle attività estrattive sono certamente tra quelle sulle quali è necessario concentrare l’attenzione. Si tratta di territori molto vasti, nei quali nel corso del tempo si sono formati gruppi di cani liberi accuditi. L’obiettivo è intervenire evitando nuove nascite, controllando lo stato sanitario degli animali e garantendo loro condizioni di maggiore tutela».

Sterilizzazione e microchip sono quindi due parole chiave nella lotta al randagismo?

«Assolutamente sì. La sterilizzazione è essenziale per fermare l’aumento incontrollato della popolazione canina, mentre il microchip permette di identificare e monitorare gli animali. Ma accanto agli strumenti tecnici è fondamentale anche un cambiamento culturale: bisogna contrastare gli abbandoni e promuovere il possesso responsabile degli animali».

C’è anche un tema legato alle adozioni?

«Certamente. Favorire le adozioni resta uno degli obiettivi dell’Amministrazione. Ogni animale che può trovare una famiglia deve avere questa possibilità. Stiamo cercando di rafforzare il rapporto con le associazioni e con i cittadini proprio per favorire una maggiore conoscenza dei cani ospitati nelle strutture e aumentare le opportunità di adozione consapevole».

Quanto è importante la sensibilizzazione dei cittadini?

«È fondamentale. Il randagismo non può essere considerato soltanto un problema delle istituzioni o delle associazioni animaliste. Nasce anche da comportamenti irresponsabili, come l’abbandono o la mancata sterilizzazione degli animali, e le incontrollate “cucciolate casalinghe”. Per questo occorre lavorare sull’informazione, sulla sensibilizzazione e sull’educazione al rispetto degli animali, partendo anche dalle giovani generazioni».

Possiamo considerare questa convenzione un punto di partenza?

«Sì. Non pensiamo che un problema complesso come il randagismo possa essere risolto con una singola iniziativa. Questo progetto rappresenta però un passaggio importante perché introduce un metodo basato sulla prevenzione, sul monitoraggio e sulla collaborazione. L’obiettivo è costruire nel tempo un sistema sempre più efficace di tutela degli animali e di gestione responsabile del fenomeno».

Con l’accordo con LAV, Guidonia Montecelio punta, quindi, a trasformare la lotta al randagismo da gestione dell’emergenza a politica di prevenzione. Un percorso nel quale sterilizzazione, identificazione, monitoraggio, adozioni e collaborazione con il volontariato diventano gli strumenti principali per ridurre il numero degli animali vaganti e garantirne il benessere.

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