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Tivoli – Scomparsa Romolo De Angelis, il Medicus: “Ecco come è andata quel giorno. Siamo vicini alla famiglia”

TIVOLI – È passato ormai un mese da quel 9 luglio, quando Romolo De Angelis, 67enne di Tivoli da tutti conosciuto come “Romoletto”, ha fatto perdere le sue tracce. L’uomo, che era in cura presso la struttura sanitaria del Medicus, si è allontanato intorno alle 15.00 per la sua consueta passeggiata a Colle Ripoli, non facendo però mai ritorno nella sua stanza.

Dopo 15 giorni di lavoro ininterrotto per ritrovarlo, le ricerche si sono fermate senza esito. Nella giornata di ieri, 7 agosto, vi abbiamo aggiornato in merito alla situazione intervistando il figlio di Romolo De Angelis, Aldo, il quale si è aperto in una lunga intervista.

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Oggi a parlare ai microfoni de La Tiburtina News è invece il Dott. Claudio Cesari, direttore amministrativo dell’INI MEDICUS, la struttura dove era ricoverato Romolo De Angelis da circa un anno, e dove l’uomo non ha fatto più ritorno. “Siamo molto dispiaciuti dell’accaduto e siamo vicini alla famiglia. Siamo anche noi colpiti dalla scomparsa del signor De Angelis. Questa è una situazione veramente particolare. In passato erano successe vicende simili, ma tutte finite bene e risolte in poco tempo”.

Direttore come è andata quel giorno, cosa è realmente successo e perchè la famiglia è stata avvisata così tardi?
“Siamo stati il più possibile tempestivi, mi creda. Abbiamo interrogato tutti gli operatori presenti quel pomeriggio e sappiamo bene cosa è accaduto. La struttura si è accorta della mancanza del paziente in reparto intorno alle 18.30 poiché il vassoio della cena era ancora intatto e quindi si sono allarmati. Hanno cercato all’interno della struttura, compreso il giardino esterno e il paziente non c’era. Un’infermiera ha preso la sua macchina personale conoscendo le abitudini del signor De Angelis ed è arrivata fino al Planet per cercarlo. Anche io personalmente l’ho trovato lì un po’ di volte passando per quella zona. Gli dicevo sempre di tornare e lui piano piano è sempre tornato giù. Non è stato trovato nemmeno lì. Dopodiché il medico, allertato, ha chiamato subito sia i carabinieri che i familiari. Tutti sono stati avvisati poco dopo le 19.00”.

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Il paziente di una RSA ha tutta questa libertà di poter uscire? E in caso non ci sono degli orari da rispettare?
Se non è una persona interdetta perchè richiesto dal giudice oppure da un familiare un paziente in RSA può uscire liberamente. Basta andare in infermeria dal medico e firmare la cartella all’uscita e al momento del rientro. Parliamo di strutture aperte. L’obbligo orario è relativo, solitamente si rientra massimo alle 18.00/18.30, per chi firma la cartella. Questo però purtroppo col signor De Angelis non era possibile perchè lui usciva senza avvisarci. Non seguiva molto le regole, nonostante glielo avessimo detto e fatto notare tante volte.

E avete avvisato i familiari di questo?
Assolutamente sì. Subito dopo il ricovero, avvenuto circa un anno fa, avevamo avvisato i familiari di questo e fatto firmare loro dei documenti. In questi documenti non erano specificati orari, bensì soltanto che il padre uscisse senza permesso e senza firmare la cartella come avrebbe dovuto. Ovviamente però noi non vogliamo fare polemica per un caso del genere. Questo lo diciamo solo per una chiarezza d’informazione. Capiamo lo stato della famiglia, del figlio e questo ci addolora.

Avete collaborato alle ricerche?
“Le ricerche sono cominciate subito. Uno schieramento così di forze messe in atto per la ricerca del paziente non lo avevo mai visto. Io tutte le mattine prima di recarmi in ufficio passavo al Planet, dove c’era il campo base e chiedevo informazioni. Hanno messo in campo di tutto o di più, con almeno 50 o 60 operatori all’opera. Davvero strano che non sia stato ancora ritrovato. La mia e la nostra speranza è che sia ancora vivo, che magari abbia raggiunto Tivoli o abbia trovato un passaggio e che possa tornare dalla sua famiglia”.

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Perchè non avete contattato la famiglia in queste settimane per far sentire la vostra vicinanza?
“Credo che qualche operatore abbia sentito il figlio fin da subito ma non ne ho la certezza, sono sincero. Ne ho parlato questa mattina in struttura e penso che il responsabile medico contatterà la famiglia a breve, se già non lo ha fatto. Lo faremo per scusarci e per non essere stati così solerti nel far sentire la nostra vicinanza. In quei giorni ci siamo concentrati nel collaborare nelle ricerche di Romolo e interloquito con le forze dell’ordine che lavoravano attivamente sul campo. Ci dispiace per l’accaduto. Continueremo a collaborare al massimo con le ricerche con la speranza che venga trovato vivo”.

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